lunedì 29 luglio 2019

Gelato ai pinoli e cardamomo



Altro giro, altro...gelato!
Sempre dal libro "Gelati" di Lydia Capasso.
Ho fatto questo gelato in occasione del mio compleanno e lo pubblico prima di andare in vacanza e prima che non sia più possibile realizzarlo, per il venir meno delle albicocche.
E' vero, comunque, che potete accompagnarlo con qualsiasi frutto purchè se ne avverta una leggera acidità
Trovo che l'idea del gelato ai pinoli e cardamomo sia un'ottima ed originale idea.
Questa volta, per altro, ho dovuto apportare delle modifiche rese necessarie dell'utilizzo che avrei dovuto farne.
Tra gli ingredienti l'autrice indica, oltre a latte, pinoli e zucchero, unicamente la farina di semi di carrube. Una ricetta di tal genere crea certamente un ottimo gelato che tuttavia deve essere consumato entro poche ore dalla mantecazione
Destrosio e latte in polvere aiutano a creare una struttura molto più stabile che consente di mantecare il gelato per poi conservarlo in congelatore per alcuni giorni e, nonostante ciò, ottenere un prodotto finale dalla consistenza cremosa e compatta al tempo stesso.
Una consistenza ideale per poter assemblare una torta gelato.
Qualche tempo fa mi è stato regalato uno stampo della Silikomart ed era troppo forte il desiderio di utilizzarlo.
Il risultato non è stato perfetto perchè compattare il gelato all'interno della stampo non è semplice e non sono mancati i "buchini" che si intravvedono, ma l'effetto è stato comunque ottimo.
Per realizzare la torta gelato che vedete  in foto, volendola utilizzare dopo alcuni giorni, ho dovuto rimodellare la ricetta del libro nel modo seguente.
Forse il bilanciamento complessivo della ricetta potrebbe essere migliorata da una mano esperta, ovvero di un professionista, ma posso dire che, anche da principiante, ho ottenuto un risultato assai apprezzato.
Ed ecco ciò che ho fatto.

Gelato ai pinoli e cardamomo
per uno stampo da 1500 ml, ho replicato per due volta questa ricetta:

100 g pinoli
150 g zucchero
25 g  destrosio
750 ml latte
30 ml latte in polvere
2,5 g farina di semi carrube
3 bacche di cardamomo
Unite le polveri in una ciotola, insieme ai semi contenuti nelle bacche di cardamomo, precedentemente ridotti in polvere all’interno di un pestello
Scaldate il latte sino a 85 °C
Raccogliete i pinoli in una padella antiaderente in modo che siano in un unico strato. Ponete la padella sulla fiamma e fate tostare i pinoli senza bruciarli, sino a quando ne avvertite l’aroma.
Lasciateli raffreddare e, quindi, raccoglieteli nella ciotola del mixer. Azionate sino ad ottenere una pasta liscia.
Versate il latte sulle polveri e mescolatele.
Versate il composto nella casseruola ove avete scaldato il latte e ponetela sulla fiamma sino a raggiungere nuovamente gli 85 °C; abbassate la fiamma al minimo e mantenete la temperatura per 2 minuti.
Sciogliete la pasta di pinoli nel latte e quindi mixate con il frullatore ad immersione.
Lasciate raffreddare il composto e ponetelo a maturare in frigorifero per una notte
Il giorno dopo versate la crema nella gelatiera e, una volta che il gelato sarà mantecato, ponetelo nel congelatore per 3 ore prima di servirlo.

Io ho raccolto il gelato all’interno di uno stampo in silicone e l’ho servito con una salsa realizzata con una decina di fettine di albicocche,  appassite in padella con poco zucchero, il succo di mezzo limone e qualche cucchiaio di acqua utilizzato per rendere la salsa fluida. 
Oltre alla salsa, lasciate marinare le albicocche fresche e tagliate a fette, in poco zucchero limone e gin

lunedì 27 maggio 2019

Gelato alla panna cotta



Si dice, tanta resa, poca spesa? È  questo il caso.
Vi è  mai capitato di alzarvi al mattino dicendo: "oggi è  domenica e per pranzo voglio un dolce?"
È  quello che mi sono detta stamattina, aprendo gli occhi su una giornata senza sole e già  carica di impegni dal suo esordio.
Se in mattinata devi preparare l'agnello che poi infilerai in forno, vuoi andare a Messa e quindi a votare, quanto tempo puoi  avere per preparare e cuocere un dolce?
Ok...faccio un gelato, mi sono risposta
Eh già, facile dirlo se hai tutti gli ingredienti, comprese le uova necessarie. ma se le uova mancano?
Ho chiuso il libro e poi l'ho riaperto...scoprendo questa ricetta, rapida e di ottima resa.
Devo ringraziare quella volta che feci la spesa acquistando un numero eccessivo di tubetti di latte condensato. Mi sono serviti oggi.
Lo so che realizzare un buon gelato non è cosa semplice: le regole professionali richiedono un corretto bilanciamento di tutti gli ingredienti, compresi alcuni di non facile reperibilità, ma in genere queste indicazioni hanno un vero senso quando vi è la necessità di conservare il prodotto realizzato.
Se invece l'intenzione è quella di consumarlo quasi nell'immediatezza ovvero entro 3 o 4 ore da quando lo avete estratto dalla gelatiera,  trovo che qualche grammo di farina di semi di carrube, sia sufficiente a rendere il composto cremoso e gradevole. 
Questa ricetta è tratta da "Gelati" di Lidya Capasso e Simone De Feo

Gelato alla panna cotta 

Ingredienti
300 g di latte condensato
670 ml di latte
20 g di zucchero semolato
2 g di farina di semi di carrube

Mescolate lo zucchero con la farina di semi di carrube.
In una casseruola versate il latte e mescolatevi il latte condensato. Ponete il composto su fiamma media.
Appena il composto inizia ad intiepidirsi, versarvi lo zucchero e mescolate.
Lasciate che il composto raggiunga gli 85 °C, spegnete il fuoco e versate la crema in una ciotola fredda.
Lasciate abbassare la temperatura e ponete la ciotola in frigorifero lasciando riposare per almeno 3 ore.
Versate in gelatiera sino al raggiungimento della giusta consistenza.
Ottimo se accompagnato con le fragole anche al naturale o affogato al caffè.






lunedì 13 maggio 2019

Chocolate cloud cake per Starbooks Redone


L'ho trovata su Starbooks, l'aveva realizzata Patrizia Malomo: una delle Starbooker che nel recensire le ricette dei libri  decisi dalla Redazione, finisce sempre per  scegliere quelle che mi sono più affini.
E' la Chocolate Cloud Cake  tratta da "F52 Genius Desserts" ma voi chiamatela "l'unica torta al cioccolato che piace senza se e senza ma", perché sorprende anche i non amanti del cioccolato.
Una decina di giorni fa avevo visto lo sguardo deluso di mia madre mentre le annunciavo che quell'impasto, che lei stava assaggiando mettendoci dentro le dita,   sarebbe andato in forno per  una torta destinata ad altri, così ho deciso di replicarla per la Festa della Mamma ed è stata un vero successo.
Persino il fratello, che non ama affatto il cioccolato fondente, continuava a ripetere: "Bisogna che io smetta (...di mangiarla con la scusa di pareggiarla); persino la cognata, che cerca di essere parca per ragioni salutistiche, ne ha prese due fette; persino la mamma, che non ama i cibi di colore "nero" nel piatto, aveva uno sguardo soddisfatto mentre scrutava, per la seconda volta, dentro alla ciotola dell'impasto.
Insomma fate questa torta e sarà la vostra torta al cioccolato preferita e, personalmente, ho deciso di partecipare con questo dolce allo Starbooks Redone.




Chocolate Cloud Cake






Ingredienti 
per uno stampo da 20 cm.

225 g di cioccolato fondente
110 g di burro 
6 uova grandi 
200 g di zucchero semolato
2 cucchiai di cognac o Grand Marnier (opzionale)
un cucchiaio di scorza grattugiata di arancia (opzionale).

Inoltre:
335 g di panna
3 cucchiai di zucchero a velo
1 cucchiaino di puro estratto di vaniglia
cacao amaro o riccioli di cioccolata

Preriscaldate il forno a 175 °C.
Predisponete tutti gli ingredienti ovvero, rivestite con carta forno la base di uno stampo a cerniera senza  imburrare né la carta forno né le pareti dello stampo. Portate il burro a temperatura ambiente o, meglio, a consistenza morbida.
Separate gli albumi dai tuorli di 4 uova, raccogliete i tuorli insieme alle 2 uova intere all'interno di una grossa bowl. Mettete da parte.
In altra bowl raccogliete gli albumi e mettete da parte.
Con l'aiuto di un buon coltello, sminuzzate il cioccolato e dopo averlo raccolto in una ciotola che regga il calore, fatelo fondere.
A questo punto unite il burro, stemperandovelo a grossi fiocchi.
Prelevate la bowl con le 2 uova intere ed i 4 tuorli e versatevi 100 g di zucchero zucchero. Quindi mescolate con energia senza montare troppo il composto: dovete solo fare attenzione a che gli ingredienti siano mescolati in maniera omogenea. A questo punto unite gradualmente il cioccolato fuso mescolando con delicatezza ed attenzione.
Unite, ora, il cognac oppure il liquore all'arancia oltre alla scorza di arancia grattugiata.
Prelevate la bowl contenente gli albumi e montateli leggermente, ovvero sino a che siano leggermente spumosi, quindi versatevi gli ultimi 100 g di zucchero e realizzate una meringa morbida ma che comunque formi dei picchi non troppo sodi.
Amalgamate, ora, un quarto della meringa per ammorbidire leggermente il composto di cioccolato e tuorli, e procedete con due successivi inserimenti della rimanente meringa, facendo attenzione a mescolare con delicatezza ovvero dal basso verso l'alto per non smontare il composto. Il composto dovrà risultare omogeneo.
Versate l'impasto ottenuto nella teglia e livellatelo.
Inserite la teglia all'interno di altra teglia più ampia ed infornate per 35-40 min.. non di più, perché l'impasto al centro del dolce deve essere ancora traballante.
Estratta la torta dal forno, lasciatela raffreddare all'interno della sua teglia. 
Solo quando la torta sarà ben raffreddata e la parte centrale della torta si sarà sgonfiato, formando un bel cratere, sformatela dopo aver passato la lama del coltello lungo le pareti.
Prima di servirla,  cominciate a montare la panna, unite lo zucchero e la vaniglia e continuate a montarla senza che tuttavia divenga eccessivamente soda.  Riempite con la panna il "cratere".
Spolverizzate con il cacao o cospargetevi i riccioli di cioccolata.

NOTE PERSONALI
Ho realizzato questa torta due volte, a poco tempo di distanza l'una dall'altra ed ho potuto sperimentare quanto sia importante non montare troppo né i tuorli e le uova intere con lo zucchero, né gli albumi.
La prima volta, infatti, ho avuto scarsa attenzione a questo particolare e devo dire che ho riscontrato qualche problema, nonostante la bontà del dolce che è stato comunque apprezzato moltissimo. 
In particolare, montando troppo i tuorli, si incontra maggiore difficoltà quando si unisce il cioccolato, perché il composto diventa di una consistenza via via più spessa. 
Per quanto riguarda gli albumi, invece, mentre la planetaria li stava montando,  mi sono allontanata momentaneamente dalla cucina ma, incorsa in un contrattempo, quando sono tornata, la meringa era davvero solida. 
Risultato: in forno la torta è cresciuta, ma non oltre il bordo della teglia come narrato da Patrizia ed ha avuto qualche difficoltà a creparsi, tanto che, dopo 35 minuti, ho dovuto alzare la temperatura. Comunque il "cratere" si è formato ugualmente anche se alla consistenza del dolce, benché molto umida, mancava quella texture da mousse, descritta nel post dello Starbooks. 
Se si seguono con precisione le indicazioni date dalla ricetta, invece, non si incontrano difficoltà con l'inserimento del cioccolato.
Una volta in forno, inoltre, la torta cresce oltre il bordo 


e,  raffreddata, la consistenza è davvero quella di una mousse. 

Poiché il dolce viene cotto in una teglia con il fondo ricoperto da carta forno, ho incontrato qualche difficoltà al momento del suo trasferimento sul piatto di servizio: staccare la carta è un problema.
Nell'eseguire l'operazione ho rischiato di rompere la torta ed in effetti ….l'ho rotta ma è altresì vero che la consistenza è tale che ho potuto con delicatezza ricomporla senza che, al momento del taglio, il problema si potesse riscontrare.

In questo secondo tentativo, ho realizzato la torta per la Festa della Mamma e poiché la genitrice rifiuta l'idea che qualsiasi cibo cucinato per una festa possa essere di colore nero, dopo la foto di rito, ho aggiunto una "selva" di lamponi.
Grazie alla doppia realizzazione, avendo assaggiato la torta in entrambe le versioni - sia senza che con lamponi - posso dire che questi ultimi, ai fini degustativi, sono assolutamente superflui, poiché la consistenza offerta da questo impasto è tale che alle papille giunge solo il meraviglioso abbinamento di cioccolato con panna.

Dunque questa torta è 
PROMOSSISSIMA!!!



domenica 17 marzo 2019

Bombette di riso per S. Giuseppe



Questa è una ricetta che ho dovuto ri-creare sulla base dei ricordi.
Mia nonna, per S. Giuseppe, faceva delle frittelle di riso che in famiglia erano un vero mito.
Con la sua morte, scoprii che nessuno aveva la ricetta: anche cercando in Toscana, tra i pochi parenti rimaxti, conoscenti ed amici, non ne venivo a capo.
Mi capita, in questi giorni, di leggere la ricetta delle crispelle di riso catenesi e senza dubbio, scorrendo gli ingredienti ed il procedimento percepivo delle "assonanze".
Ma perchè e come è potuto accadere che una maremmana come mia nonna, abbia potuto conoscere una ricetta siciliana?
Eppure è possibile. Del resto mia nonna si chiamava Vera...Carini!
Da alcune ricerche fatte da lontani parenti, pare che il nonno di mia nonna, ovvero il padre del mio bisnonno, partito dalla Sicilia, immagino insieme ai propri genitori, fosse approdato in un paesino della Maremma e qui, sposando una donna del luogo, abbia avuto otto figli, tra i quali anche il bisnonno Carlo.
Da Carlo nacque mia nonna Vera che, peraltro, (e questo lo so per certo) ebbe la possibilità di frequentare le sue zie, sorelle del padre.
Non mi resta che immaginare che la ricetta delle sue frittelle di S. Giuseppe sia frutto di una rivisitazione avvenuta in Maremma, di una ricetta che in origine era sicilana.
La rivisitazione comporta l'aromatizzazione del riso con il cognac ed il limone anzichè con l'arancia, la lievitazione ottenuta grazie ad un preimpasto, non previsto nelle crispelle e l'aggiunta dell'uvetta della quale non vi è traccia nella ricetta siciliana.
A ciò si aggiunga il formato che ricorda una polpetta e non un lungo sigaro come accade secondo la tradizione siciliana.
Insomma, la realizzazione di questa ricetta è  frutto di una sinergia tra il ricordo che ho del procedimento che utilizzava mia nonna, ovvero le immagini che sono rimaste impresse nella mia mente, illuminate dalle competenze culinarie da me acquisite in questi anni.
Una sinergia che ha creato la magia: tutti in famiglia siamo concordi nel pensare che queste frittelle sono esattamente quelle che abbiamo potuto mangiare sino a quando mia nonna le ha potute fare.
Consapevole che se anche l'origine potrebbe davvero essere rinvenuta nelle crispelle catanesi, queste frittelle hanno ben poco di quella tradizione, ho deciso di ribattezzarle con il nome di "bombette di riso". 
Un dolce fritto da proporre sia in occasione della Festa di S. Giuseppe che per Carnevale.
 
Bombette di riso

Ingredienti

per la biga
150 g di farina
20 g di zucchero
100 g di latte
20 g di lievito di birra

per le frittelle
300 g di riso
700 ml di latte
300 ml di acqua
80 g di zucchero
1 buccia di limone
estratto di vaniglia
120 g di uvetta
cognac
1 o 2 uova
sale
olio
zucchero a velo
zucchero semolato

In una pentola capiente portate a cottura il riso, insieme ai cinque successivi ingredienti.
È possibile far cuocere il riso solo nel latte e poi aggiungere acqua per portare a termine la cottura
Il riso dovrà essere morbido ed il latte totalmente assorbito.

Mentre il riso si raffredda, preparate la biga sciogliendo il lievito nel latte appena intiepidito. Versate il composto sulla farina e sullo zucchero raccolti in una terrina.
Lasciate lievitare in luogo tiepido (forno con luce accesa) sino al raddoppio.

Quando il riso sarà intiepidito, versate nella ciotola  l'uvetta, una spruzzata di cognac (se ne deve avvertire la presenza) ed anche il preimpasto ormai pronto. Mescolate e, giudicando la consistenza che deve essere morbida ma non liquida, unite anche 1 uovo o 2.
Mescolate e ponete nuovamente a lievitare sino al raddoppio

Scaldate l'olio  sino a 160 °C e friggete l'impasto prelevandolo con il cucchiaio (io con il dosatore per il gelato)
Scolate le bombette dall'olio e rotolatele ancora calde in un misto di zucchero a velo e di zucchero semolato.

domenica 24 febbraio 2019

I cenci di casa nostra




Qualunque età abbiamo, non possiamo rinunciare a festeggiare il Carnevale.
E' vitale inventarsi un'occasione per tornare ai sapori del'infanzia e, perchè no, anche all'adolescenza.
Mia mamma ha sempre fatto i "cenci" per quell'unica occasione dell'anno, ma non avendo una ricetta precisa ed avendo sempre proceduto ad occhio, negli ultimi tempi è incorsa in alcune delusioni.
Addentando quei cenci, infatti, non siamo riusciti a scorgere il sapore che ci ricordavamo e che lei, munita  di maggiore pratica e pazienza, riproponeva in maniera quansi naturale.
E' così cominciata la mia personale ricerca fondata su alcune tracce: mia nonna aveva imparato a cucinare seguendo l'Artusi, libro alla mano, previa consultazione da parte del marito, mio nonno.
Mia madre ha assorbito quei sapori anche se poi li ha, nel tempo,  elaborati.
Altro indizio: in casa mia, i dolci devono essere dolci. Punto! Dunque, regola principale sempre esistita, se seguendo le indicazioni della ricetta l'impasto risultasse scarsamente goloso, aumentare le dosi dello zucchero,  urilizzando comunque la debita accortezza ed un po' di criterio, ovviamente.
Terzo indizio riguardante in maniera specifica i nostri cenci,  l'aroma del cognac all'interno dell'impasto si deve sentire.
Orbene, ho preso la ricetta dell'Artusi e da quella sono partita aggiustandola secondo il ricordo del sapori di casa.
Poichè mia madre impastava mezzo chilo di farina, invadendo la cucina e poi la sala da pranzo, di ciotole cariche di cenci, io ho dovuto ridimensionare le quantità perchè nessuno dei commensali ha più vent'anni, tranne i due nipoti.
Dunque sono partita da 300 g di farina e poi, sull'onda di alcune righe lette stamattina, per caso, su un blog del quale ho purtroppo perso la traccia, non ho avuto timore nell'usare il cognac per assemblare l'impasto.
Il blog, infatti, diceva "non temete" di utilizzarlo a tale scopo, a prescindere dall'esito ottenuto dopo aver inserito le uova ed il burro.
Dunque ho proceduto così e sono riuscita a ritrovare ciò che da qualche anno cercavamo.
Massari & C. spicciatemi casa chè seguendovi non eravamo mai completamente appagati.
Dunque, per i "cenci di casa nostra",  ho proceduto così:

I cenci di casa nostra

Ingredienti:
300 g di farina
60 g di zucchero semolato
40 g di burro
2 uova
un pizzico di sale
cognac o brandy

olio di semi per friggere
zucchero a velo

Pesate e setacciate la farina all'interno di una ciotola.
Volendo, potete inizialmente utilizzare la0 planetaria, montata con la foglia, per assemblare gli ingrediemti, proseguendo poi a mano, per saggiare la consistenza dell'impasto.
Aggiungete, dunque, lo zucchero ed0 il sale e mescolate.
Versate nella ciotola anche il burro. Non pfreddo ma neanche troppo ammorbidito. Quella consistenza plastica che si ottiene traendo il burro dal frigorifero, pesandolo e tagliandolo a piccoli cubetti. Al termine di queste operazioni, quel poco burro avrà la consistenza giusta.
Date una rapida mescolata, giusto il tempo di intridere il burro con le polveri e poi aggiungete le uova.
Avrete un composto bricioloso al quale dovrete dare la giusta consistenza grazie all'aggiunta del cognac o del brandy.
Appena l'impasto comincia a formarsi, rovesciatelo sul piano di lavoro infarinato e procedete a mano sino ad ottenere la giusta consistenza.
Qualora dovesse risultare ancora troppo appiccicoso, aggiungete poca farina per volta sino ad ottenere un impasto morbido ma anche asciutto, quasi setoso.
Per stenderlo, potete utilizzare l'Imperia sino a raggiungere la tacca n. 2 e passandovelo per due o tre volte.
E' importante che i cenci a crudo, siano sufficientemente elastici senza che si attacchino tra loro anche sovrapponendoli (non eccedete, ovviamente).
Una volta stese le strisce, tagliateli, utilizzando una rotella dentellata
Friggeteli in olio profondo.
I "cenci di casa nostra" sono venuti friabilissimi e carichi di bolle...e con il sapore che noi cercavamo!
Insomma, i cenci sono un dolce di Carnevale per il quale la ricerca di un "disciplinare" è impossibile, perchè la sua "casalinghitudine" emerge già all'ingresso della casa di ogni famiglia che desideri deliziarsi con un dolce da portare in tavola, una volta all'anno.
Per quell'unica volta, il loro sapore deve aderire perfettamente al ricordo che alberga nella memoria di ciascuno.
Per quanto ci riguarda, posso solo dire: WOW!! 😍😚

  





domenica 3 febbraio 2019

Torta Viennese alle mele




Anni che cerco di fare questa torta, la cui ricetta se ne sta sul Cucchiao d'Argento ed. 2007, senza una foto che mi potesse aiutare.
Non riuscivo a comprendere le funzione degli ingredienti  e, senza capire niente, con navigazione al buio, avevo sempre tentato improbabili variazioni, con esiti frustranti.
Sino a quando ho avuto l'unica brillante idea  che abbia mai accompagnato la mia volontà di replicare questa ricetta: ho chiesto aiuto ad un'amica, Vittoria Traversa de La Cucina PiccoLina    
Letti  gli ingredienti e la ricetta, Vittoria mi ha spiegato quale fosse la funzione di quei quattro savoiardi ai quali avevo sempre dato scarsissima importanza.
Perchè non si trattava di spezzettare all'interno della farcia quattro sbiaditi savoiardi secchi prelevati da un pacco acqistato al super, ma di sbriciolare quattro grassocci savoiardi di pasticceria.... e tutto è cambiato.
Ho ottenuto una farcia che somiglia molto a quella di uno strudel,  inserita tra due strati di una frolla un po' "grezza", con un effetto davvero piacevole, per un pranzo rustico.
Tagliatelle all'Alfredo, tortilla di patate e cavolo di Custoza (prossimamente su questi schermi)  e...

Torta Viennese alle mele  (da Il Cucchiaio d'Argento ed. 1997)

Ingredienti

Per la pasta
320 g di farina
160 di burro
80 g di zucchero
2 uova
limone
sale

Per la farcia 
4 mele (io, 3 mele Golden)
4 savoiardi di pasticceria
75 g di zucchero
100 g di uvetta
100 g di noci
cannella
30 g di burro 
1 tuorlo (io non l'ho usato) 

Portate a temperatura ambiente il burro, dopo averlo tagliato a cubetti e preriscaldate il forno a 180 °C. In una piccola teglia rivestita con carta forno, versate le noci in unico strato ed inseritele per una decina di minuti in forno per tostarle. Prelevatele dal forno e mettetele da parte.
Raccogliete nella ciotola del mixer, la farina setacciata, lo zucchero, il sale, un po' di scorza di limone grattugiata, azionate brevemente le lame per mescolare le polveri, quindi inserite le uova ed azionate nuovamente l'apparecchio sino ad avere delle briciole fini.
Unite ora il burro a pezzetti e mescolate sino ad ottenere un panetto un po' "grezzo".
Rovesciate l'impasto sul piano di lavoro infarinato e cercate di compattarlo brevemente sino ad ottenere un composto omogeneo. Fasciatelo con la pellicola e lasciatelo raffreddare in frigorifero per un'ora o più.
Nel frattempo preparate la farcia: sbucciate e tagliate a piccoli dadi le mele, raccogliendole in una ciotole ove unirete anche l'uvetta ammollata e strizzata, le noci grossolanamente tritate, i savoiardi sbriciolati. Aggiungete la cannella, lo zucchero e qualche goccia di limone ed il burro fuso. Mescolate.
Infarinate il piano di lavoro ed il mattarello e prelevate dal frigorifero i due terzi dell'impasto, quindi  tiratelo a sfoglia, per poi rivestire uno stampo rettangolare (io quadrato apribile ...quello avevo!) preventivamente imburrato ed infarinato.
Versatevi la farcia e stendete l'ultimo terzo di pasta per coprire il ripieno. Pressate e sigillate i bordi.
Se lo desiderate potete utilizzare un tuorlo, leggermente allungato con poca acqua, per lucidare la superficie.
Infornate per 45-50 min. Trascorso questo tempo, estretel dal forno e lasciatela raffreddare nella teglia.

lunedì 28 gennaio 2019

Torta di mele e nocciole




Avevo 4 mele che si stavano tristemente raggrizzendo o che avrebbero rischiato l'imminente raggrizzimento e dunque l'urgenza di una torta era pressante.
Peraltro avevo anche mandorle, pistacchi, noci, pinoli e...nocciole che andavano utilizzate per liberare spazi.
Le mandorle, i pistacchi e le noci sono ancora lì,
Il sacchetto dei pinoli se "l'è scolato" la "socia" con  varie incursioni in cucina, effettuate anche di soppiatto.
Alle nocciole ho trovato un posto in questa semplice torta un po' rustica ma davvero piacevole e di una dolcezza non aggressiva.
Se vorrete, potrete aumentare la quantità di zucchero

La ricetta deriva da "La Grammatica dei Sapori" di N. Segnit anche se ho dovuto un adattarla alle mie possibilità, ovvero a quello che avevo in casa al momento in cui ho avvertito la necessità di far fuori quelle mele che, se è vero che ci erano state portate direttamente dal Trentino, il tempo ne stava risucchiando  la fragranza.

Lo stampo previsto era da 20 cm ma io ho deciso di farla più  grande, usandone uni da 24 cm. La ricetta, pertanto, parlava di 1 uovo che secondo gli usi anglosassoni, sarebbe da intendere di grandi dimensioni, ma anche usandone 2 intere, l'impasto mi è apparso avere comunque una consistenza troppo soda e, dunque, ne ho aggiunte anche un terzo.
Inoltre non avevo  l'olio di nocciole che probabilmente avrebbe dato profondità al sapore di questo dolce che resta, nonostante ciò  molto interessante. Secanate i dolci morbidi ed umidi, questa torta è  per voi.

Passiamo alla ricetta.



Torta di mele e nocciole

Ingredienti 

185 g di farina 00
150 g di nocciole
150 g di burro
150 g di zucchero
2 cucchiaini di lievito per dolci
2 cucchiaini di cacao
1 cucchiaio di olio di nocciole (io olio di semi)
3 uova grandi
4 mele
uvetta 


Dopo aver tostato le nocciole nel forno, lasciatele raffreddare e quindi tritatele finemente ed unitele alla farina setacciata insieme al lievito ed al cacao.

Preriscaldate il forno a 175°C
Versate le polveri nella ciotola della planetaria alla quale avrete applicato la frusta a "foglia".
Mescolate alle polveri aanche lo zucchero un pizzico di sale ed il burro ammorbidito.
Azionate l'apparecchio ed iniziare ad impastare.
Unite adesso le uova ed impastate ancora.
Versate nella ciotola anche l'olio  ed in ultimo mescolatevi  le mele mondate e tagliate a tocchetti.
Imburrate ed infarinate uno stampo con cerniera da 24 cm, ponendo sul fondo un foglio di carta forno.
Versatevi l'impasto e cospargete sulla superficie una manciata di uvetta precedentemente ammollata. Lo scopo è semplicemente decorativo ma sono certa che l'uvetta potrebbe stare benissimo anche all'interno.
Cuocete per un'ora., Lasciate raffeddare la torta,
Potrete servirla anche accompagnata da un pallina di gelato alla vaniglia, come ho fatto io