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lunedì 18 gennaio 2016

La ribollita per l'MTC n. 53


Per questo MTC dedicato al minestrone e alle zuppe, così come proposto da Vittoria del blog "La Cucina Piccolina", ho deciso di preparare un classico della tradizione toscana e, superando ogni remora al riguardo della condivisione di ricette tradizionali, propongo "la ribollita" così come viene realizzata in casa mia.
Si tratta di remore dovute al trauma...alle forti perplessità conseguenti alle polemiche che i "tradizionalisti" sono pronti a sollevare di fronte a ricette ritenute non omogenee rispetto a quanto da loro percepito come "codificato" per quel piatto.
Eppure le ricette di tradizione affondano le loro radici nel territorio e si sono tramandate nel tempo, assumendo le caratteristiche dettate dal luogo e dalla famiglia che riproponeva quei piatti nella propria cucina.
E', pertanto, evidente come una tradizione assoluta ed uniforme non sia possibile. 
Solo quando dalla tradizione orale delle ricette, si è passati alla loro redazione scritta ad opera degli autori delle varie "cuciniere regionali", è stato possibile individuare, in maniera più o meno stabile, alcuni elementi ma la tradizione orale, nel frattempo, aveva già svolto ampiamente il suo ruolo adeguandosi alle situazioni concrete.

Modernamente, poi, si è passati a codificare alcune ricette, formulando dei "disciplinari" a tutela di un piatto e dei suoi ingredienti.
Di fronte a certi "irrigidimenti", tuttavia, da qualche tempo ho cominciato ad avvertire la necessità di chiedermi se dietro non vi sia il desiderio di tutelare certi interessi economici, dagli attacchi di altri e contrapposti interessi economici. Con ciò riportando in  posizione di parità la partita giocata tra le diverse tradizioni e realizzazioni di uno stesso piatto.

Comunque vi avverto, se volete fare la ribollita, prendetevi del tempo perché non è una zuppa che si possa cucinare in modalità "salva-cena".
Si tratta, piuttosto, di una di quelle preparazioni che bisogna amare non solo mentre la assaggi (quello è facile), ma soprattutto mentre la cucini perché necessita di cura.
Per convincervene, vi propongo di leggere la ricetta

la Ribollita (per 6-8 persone)
Ingredienti
300 g di pane toscano raffermo 
400 g di fagioli cannellini secchi
600 g di cavolo nero
600 g di bietole
2 patate
2 carote
2 coste di sedano+
2 cipolle
3 cipollotti (io, una ulteriore cipolla)
1 cucchiaio di conserva di pomodoro
olio extravergine
sale 
pepe
peperoncino

Due giorni prima della realizzazione del piatto, acquistate il pane toscano. 
Nel caso ve ne dimentichiate, acquistatelo il giorno precedente e tagliatene delle fette non troppo spesse, lasciandole nel sacchetto senza ulteriore protezione: lo scopo è quello di renderle rafferme
Oltre all'acquisto del pane, due sere prima dovrete anche mettere in ammollo i fagioli (*)
Il giorno precedente, invece, dedicatevi a cuocerli, versandoli all'interno di una pentola con il fondo spesso o, meglio ancora, in ghisa o terracotta. 
Coprite i legumi con l'acqua a filo, ponendo la pentola sul bruciatore più piccolo del vostro piano cottura e mantenendo la fiamma al minimo. Inutile ricordarvi che, se utilizzate una pentola in terracotta, tra quest'ultima e la fiamma deve essere interposto una retina spargifiamma.
Spegnete la fiamma quando i fagioli saranno ancora leggermente al dente, tanto subiranno una ulteriore cottura quando sarà il momento di cucinare la vostra zuppa.

Il giorno nel quale avete il tempo necessario alla realizzazione della vostra ribollita, mondate il cavolo nero, lavandolo, eliminando le coste dure e trattenendo esclusivamente le foglie.
Versate 3 cucchiai di olio all'interno di una grossa pentola ed unitevi le due cipolle finemente tritate; fatele rosolare a fuoco basso.
Aggiungete, ora, le carote mondate e tagliate a tocchetti ed sedano tagliato a fette. 
Lasciate  che queste verdure si ammorbidiscano aiutandovi con del liquido formato dal cucchiaio di conserva, diluito in un bicchiere di acqua calda. Versate ora tutto il liquido che vi fosse avanzato e ponete in pentola anche le bietole ed il cavolo, entrambi tagliati a listarelle, oltre alle patate ridotte in grossi cubi.
Continuate a cuocere per circa 10 min. sempre mescolando ed infine versate in pentola anche i 2/3 dei fagioli a vostra disposizione. 
Coprite tutto con acqua a filo, regolate la fiamma su una potenza medio bassa, coprite la pentola e lasciate che cuocia per circa un'ora.
Non dimenticatevi, tuttavia, della vostra zuppa: di tanto in tanto, controllate il livello del liquido, aggiungendo acqua calda se ve ne fosse necessità. Quando l'intero composto vi apparirà sufficientemente amalgamato, unite l'ultima parte di fagioli (quelli precedenti si saranno già disfatti), e schiacciate, eventualmente, alcuni pezzi di patata.
Insaporite con sale,  pepe e, volendo, anche un po' di peperoncino.
Togliete il coperchio, alzate la fiamma e lasciate che il liquido in eccesso evapori: serviranno 5-10 min.



Per quanto riguarda l'aggiunta del pane, avete a disposizione due alternative.
La prima è quella di unirlo all'interno della pentola, negli ultimi 10 min.,  quando decidete di far ritirare il liquido. 
La seconda è quella che utilizziamo spesso in famiglia perchè....è più "scenica" ;-) Ovvero...
Preriscaldate il forno a 200° C e versate uno strato abbondante di minestra di verdure all'interno di una pirofila o anche di una pentola in coccio.
Adagiatevi sopra alcune fette di pane (non è necessario che l'intera superficie ne sia ricoperta) e finite di versare la rimanente minestra.
Affettate sottilmente la cipolla, ponendola quale strato finale, condite con un filo di olio ed infornate in modalità grill sino a che la cipolla non sia appassita.
Servitela lasciando ai commensali la possibilità di spolverare la zuppa con del pecorino toscano grattugiato.
La ribollita guadagna enormemente in sapore se la lasciate riposare anche un giorno o due: gli umori delle verdure, infatti, si amalgameranno in maniera armonica.
Se dovesse avanzare, non  preoccupatevi: il giorno dopo la farete ri-bollire e lei tornerà come nuova. Anzi...più buona ancora!

Con questa ricetta partecipo all'MTC n. 53 del mese di gennaio 2016


gli sfidanti

n.d.r. * Per quanto riguarda l'operazione preliminare alla cottura dei fagioli, sappiate che la cosa migliore sarebbe metterli a bagno per un minimo di otto ore, cambiando loro l'acqua almeno due volte nel corso dell'ammollo.
Questo, oltre ad eliminare eventuali scorie, eviterà l'aggiunta del bicarbonato all'acqua che, infatti, tende a modificare il sapore dei vostri legumi.
Se proprio preferite mettere in ammollo i fagioli durante la notte, ricordatevi di cambiare loro l'acqua appena vi alzate, lasciandoli nuovamente a bagno per un'ulteriore ora prima di procedere a cuocerli.




giovedì 9 aprile 2015

Quiche alle verdure di primavera


In controtendenza rispetto alla tradizione ligure e forte dell'impronta toscana della cucina materna, il capitolo torte salate, a casa mia,  consta di pagine numericamente scarse.
Cresciuta con l'idea che sia assai più rapido accendere il fuoco sotto la pentola dell'acqua, all'uscita da scuola trovavamo ad accoglierci dei gran piatti di pasta magari condita con salsa di pomodoro o con un ragù preparato lungamente uno o due giorni prima.
Tra le varie motivazioni che hanno condotto alla scarsa dimestichezza con le torte salate, c'era e c'è sempre stata anche quella che vede una fetta di torta, troppo rapidamente consumabile, con conseguente scarsa gratificazione rispetto ad un bel primo piatto fumante.
Quando insegnarono a mia madre la quiche lorraine, lei la utilizzò come antipasto per non ricordo quale pranzo ma l'esperienza, sebbene ritenuta unanimamente piacevole, non ebbe un gran seguito.
La tecnica culinaria casalinga era costituita da grandi e curati pranzi domenicali composti da decorosissimi primi piatti e successivi arrosti di varia natura da utilizzare per i pranzi dei giorni feriali.
Arrosti di maiale, di vitella, roastbeef, pesci al forno giganti, spezzatini con verdure di vario genere in quantità idonea a sfamarci al rientro da scuola, anche per le due giornate successive.
La cena variava secondo un calendario che mia madre si era creata e prevedeva l'utilizzo dei mitici bastoncini di pesce, pizza, frittate, sofficini, uova la tegamino, hamburgher, braciole di maiale con probabile loro utilizzazione anche nei pranzi feriali.
"Culturalmente" lontani anche dalle c.d. "fettine" di vitella, abbiamo imparato a concepire la carne come un cibo che non può essere servito se non dotato di uno spessore minimo (ma minimo!) di un centimetro ed un mal celato sorriso di "sufficienza" ha sempre accompagnato le richieste che certe mamme rivolgono al macellaio di fiducia, per avere un "calibro ;-) sottile" per le fettine con le quali nutrire i loro bimbi.
Ci accompagnava la convinzione profonda che questa fosse la ragione per la quale certi figli non gradiscono la carne ;-)
Ciò premesso, nonostante la cultura nutrizionale e culinaria di famiglia, sono giunta alla conclusione che sia opportuno e necessario avere dimestichezza anche con qualche torta salata: arriva sempre, infatti, il momento in cui qualcuno ti rivolge la richiesta di una torta salata e tu... come pensi di cavartela?
Quando decisi di cimentarmi nella realizzazione della pasta brisée, non era ancora stata indetta la sfida dell'ultimo MTC n. 46, ma feci proprio riferimento alla ricetta che il "mio amico" M. Roux propone in Frolle & Sfoglie.
La pasta brisée è, infatti, una variante della frolla, alla quale vengono aggiunti dei liquidi: spesso acqua, talvolta latte. 
Le ricette di tradizione italiana non prevedono l'uso delle uova, ma M. Roux utilizza un uovo per 250 g di farina.
Nella consapevolezza che le ricette vengono usualmente proposte per teglie da 20 cm, salvo diversa indicazione, in quell'occasione mi trovai nella necessità di utilizzare una teglia da 24 cm e, per sicurezza, decisi di rimodellare le dosi indicate dall'autore di Frolle & Sfoglie,  per un quantitativo di farina pari a 300 g.
Mi trovai, pertanto, nella necessità di aggiungere una maggiore quantità di liquidi.
Confesso, con gioia, che alla fine mi avanzò una parte di impasto, poichè i quantitativi indicati nella ricetta del libro sono sufficienti a realizzare un guscio di brisée da 24 cm di diametro.
Con l'avanzo derivante dalla realizzazione della torta più grande, ottenni anche alcune piccole quiche, inserendo l'impasto nei fori da mini-tortine del diametro di 5 cm, di uno stampo in silicone.
Le dosi indicate nella ricetta che propongo, sono idonee alla realizzazione di una torta da 24 cm.  

Quiche alle verdure di primavera
per la pasta Brisée
Ingredienti
300 g farina 00
150 g burro
1 uovo medio
25 ml latte
25 ml acqua
1 cucchiaino di sale
1 pizzico di zucchero

Fondere a bagnomaria una noce di burro con il quale ungere una teglia con fondo rimovibile da cm 24 Tagliare il burro freddo a piccoli cubetti e riporlo in frigorifero in attesa dell'uso
Nella ciotola del mixer unire la farina, il burro freddo, il sale e lo zucchero.
Azionare le lame con movimento "pulse" sino a formare un briociolame sottile.
Versare il contenuto della ciotola sul piano di lavoro, creare una fontana e nel mezzo inserire l'uovo  leggermente sbattuto, iniziando ad impastare ed unendo, poco a poco, l'acqua ed il latte freddi sino a formare una palla liscia. 
Appiattirla, fasciarla nella pellicola e riporla in frigorifero per qualche ora (io 3 ore)
A tempo debito, estrarre la pasta dal frigorifero e, dopo averla posta tra due fogli di carta forno, stenderla con l'aiuto del matterello allo spessore di 0,5 mm.
Rivestire la tortiera con la pasta e riporla in frigorifero.

Per il ripieno
Ingredienti
120 g carote
120 g piselli
140 g zucchine
2 falde di peperone rosso
2 scalogni
250 ml panna
2 uova
1 tuorlo
olio
vino bianco
timo secco
sale
pepe

Pulire le verdure e ridurre in dadolata piccola sia le carote che le zucchine.
Scaldare la panna che andrà a comporre la crema della quiche e spento il fuoco, mettervi in infusione una spruzzata di timo secco. Lasciare che la panna si raffreddi
Tutte le verdure devono essere cotte singolarmente poichè diversi sono i loro tempi di cottura e, comunque, devono essere lasciate leggermente croccanti.
Affettare sottilmente gli scalogni, prelevarne una parte e metterla in una padella nella quale sia stato precedentemente versato un giro d'olio. Lasciarli appassire ed unire una delle verdure da stufare Procedere nello stesso modo anche per le altre aggiustandone la sapidità con sale ed eventualmente pepe.
Al peperone è riservato un diverso trattamento: preriscaldare, dunque, il forno a 250° C, e, posto il peperone all'interno di una teglia, arrostirlo per 30 min. circa avendo cura di rigiralo di tanto in tanto, affinchè la pelle si abbrustolisca in maniera sufficientemente uniforme.
Una volta arrostito, inserirlo in un sacchetto per alimenti e lasciarlo a riposare per circa 15 min.
A questo punto, sarà possibile eliminare facilmente la pelle e pulirlo dai filamenti e dai semi.
Prelevare due falde del peperone appena arrostito, tagliarle a listarelle e, quindi, a pezzettini di dimensioni simili a quelli delle verdure.

Preriscaldare il forno a 180°, bucherellare il guscio di briseé, coprirlo con un foglio di carta da forno e riempirlo con fagioli o con gli appositi pesetti in ceramica. Inserire la teglia in forno per 20 min.
Estrarre il guscio dal forno, eliminare i pesi e distribuire all'interno del guscio di briseé le verdure in maniera uniforme, tenendo conto, per quanto possibile anche dei loro colori.
Con l'aiuto di un colino a maglie fini filtrare la panna ormai raffreddata.
Slegare le uova ed il tuorlo con l'aiuto di una forchetta e, quindi, unirvi la panna ed insaporire con sale e pepe.
Versare la crema di uova e panna sulle verdure ed infornare per 30 min. 
Per evitare che il guscio di briseé si scurisca troppo, negli ultimi 5-10 min coprire la quiche con un foglio di carta in alluminio.




lunedì 24 marzo 2014

Soufflé agrodolce ai finocchi con salsa agli agrumi


Per questa 37sima edizione dell'MTC ho sofferto moltissimo. Prova ne è il lungo silenzio di questo blog.
La ricerca di qualcosa di convincente per partecipare alla ormai tradizionale sfida mensile, ha offuscato ogni altro desiderio di cucinare ma il continuo crescendo di visite da parte di tutti voi che, contro ogni mia previsione, continuate a leggermi, ha contribuito a sostenermi in quella che poteva davvero diventare una causa di demotivazione.
Grazie, io annaspavo e voi moltiplicavate le visite a queste mie pagine. Mi avete incoraggiato.
Nell'affrontare la proposta fatta da Fabiana attraverso il suo blog "Tagli e Intagli", mi sono trovata nella necessità di sbrogliare una matassa che, evidentemente, era troppo intricata per le mie conoscenze e capacità.
Non è stato il soufflé a mandarmi in crisi ma il suo abbinamento con una salsa, così come richiesto dalla sfida MTC di questo mese.
L'idea di partenza nasce dal ricordo di mio nonno che, fresco di laurea e di concorsi, si trovò, giovane professore, ad avere una cattedra presso un liceo classico di Palermo.
In questa città, ospite di due signorine stile "Sorelle Materassi", imparò a suonare il pianoforte, si appassionò alla musica lirica e conobbe....l'insalata di finocchi ed arance.
Capisco che l'accostamento potrebbe non apparire dei più nobili ma credo sia espressione fedele del suo modo di essere. 
Decimo ed ultimo figlio di una famiglia contadina, dopo aver imparato a leggere e scrivere, aveva continuato a studiare, da autodidatta, non solo il latino ed il greco ma anche la musica ed il solfeggio suonando il clarino nella banda del paese.
Nato nel 1901, si era trovato ad avere una cultura, rimanendo una persona gioviale, amante della compagnia, del sorriso e del cibo.
A Palermo aveva conosciuto l'insalata di finocchi ed arance e, tra le ironie di moglie e figli, di tanto in tanto se la preparava tagliando gli ingredienti direttamente nel suo piatto, unica espressione culinaria del sapere ;-)
E' proprio per rendere omaggio a mio nonno che non ho voluto desistere dall'idea di utilizzare finocchi ed arance, nonostante le difficoltà conseguenti alla rivisitazione resa necessaria dal soufflé.
Sin dagli inizi della sfida ne ho pensata la collocazione sul finire di un pranzo, come intermezzo prima dei dolci e se il soufflè è una nuvola tiepida, anche i sapori, a mio giudizio, avrebbero dovuto rimanere tali.
E' noto quanto l'aroma del finocchio cotto sia lieve ma ho cercato di intensificarlo attribuendogli un sentore leggermente agrumato grazie ad una spolveratina di buccia di limone.
Fatto il soufflè, il problema era attribuirgli una salsa che lo accompagnasse con una certa sapidità ma senza annullarlo.
Insomma, la parola d'ordine era "equilibrio" affinché i sapori non si coprissero ma ne emergesse una esaltazione vicendevole.
Per l'ennesima volta mi è stato di aiuto un accorto studio condotto su "Salse" di M. Roux. 
E' così che, presa una salsa base quale una "vellutata vegetale", ho pensato di aggiungere sentori di limone, arancia e zafferano.
Allora vi presento il frutto della mia fatica per rendere omaggio a...Nonno Decio.


erano loro, appena usciti dal forno
 
Soufflé agrodolce ai finocchi (per 4 monodose piccoli)
Brodo vegetale
1 finocchio
1 carota
1 scalogno
grani di pepe
500 ml di acqua
In una pentola unire l'acqua insieme alle verdure ed al pepe.
Portare ad ebollizione, abbassare il fuoco e lasciar sobbollire per 45 min.
Mettere da parte le verdure e utilizzare il fondo vegetale ottenuto.

Finocchi stufati
220 g finocchio tagliato sottile
sambuca
scorza di un limone
pepe
sale
aglio
timo
burro

Fondere una noce di burro in una padella. aggiungendo uno spicchio di aglio.
Quando l'aglio avrà rilasciato il proprio sapore, toglierlo e versare il finocchio tagliato sottile e sminuzzato grossolanamente con un coltello.
Sfumare con una spruzzata di sambuca, lasciare che il liquido evapori, salare, unire la buccia grattugiata del limone e le foglioline di un mezzo rametto di timo.
Brasare, dunque, la verdura aggiungendo, di tanto in tanto, un mestolo del brodo vegetale precedentemente preparato con gli ingredienti indicati.
Aggiustare di sale e pepe e mettere da parte.

Soufflé agrodolce ai finocchi
150 ml di panna fresca
1 e 1/2  cucchiaio da minestra di maizena
15 g di burro + quanto basta per ungere gli stampi
3 uova medie
120 g finocchi stufati 

sale
pepe
maizena a sufficienza per ricoprire fondo e bordi degli stampi


Preriscaldare il forno a 200° C
Con una pennellessa imburrare generosamente gli stampi o lo stampo che devono essere puliti ed assolutamente asciutti; ungere fondo, pareti e bordi.
A questo punto rivestire fondo, pareti e bordi degli stampi con la maizena in modo che ne siano interamente ricoperti avendo cura di non toccare più l'interno con le dita.
Riporre in frigo fino al momento del riempimento, volendo anche in freezer.
Ripassare ancora i bordi con un altro poco di burro pomata e raffreddare nuovamente.
Rompere le uova tenute a temperatura ambiente, e separare i tuorli dagli albumi.
Mescolare la maizena con poca panna fresca fuori fuoco.
Portare ad ebollizione la restante panna e, raggiunto il bollore, unire il composto di panna e maizena  continuando a mescolare.
Abbassare la fiamma e proseguire la cottura aiutandosi con una frusta fino ad ottenere una crema spessa.
Togliere il pentolino dal fuoco ed unire il burro avendo cura di continuare sempre a lavorare.
Unire i 3 tuorli uno alla volta, incorporandoli alla perfezione prima di introdurre il successivo.
A questo punto incorporare i finocchi stufati e preparati in precedenza. Salare e pepare.
Montare gli albumi sin quando siano ben stabili ed unirli con delicatezza e senza smontarli, con movimenti da sotto a sopra, al composto realizzato.
La massa deve risultare ben omogenea.
Versare negli stampi ( o nello stampo) arrivando solo ai 2/3 della loro altezza.
Lisciare delicatamente la superficie con la spatola.
Infornare immediatamente e cuocere senza mai aprire per 15/18 minuti gli stampi piccoli oppure 25/30 minuti in caso di stampo unico.
In ogni caso sorvegliare ed estrarre quando gonfio e ben dorato in superficie.
L'esterno deve essere compatto, l'interno morbidissimo, umido  e soffice come una nuvola.

Salsa agli agrumi
Fondo vegetale
150 g carote
300 g finocchio
125 ml succo arancia
1 l acqua

Cuocere le verdure nella quantità di acqua indicata, facendole sobbollire per 45 min.
Raccogliere il liquido di cottura delle verdure, filtrandolo attraverso un colino.
Con il fondo vegetale ottenuto, realizzare la

Vellutata vegetale
14 g farina
14 gr burro
450 ml fondo vegetale
semi di finocchio
buccia di mezza arancia
buccia di limone
sale

In un pentolino dal fondo spesso, fondere il burro; allontanare il pentolino dal fuoco ed aggiungere la farina mescolando con una frusta.
Alzare la fiamma e far cuocere per circa 3 min.
A questo punto aggiungere il fondo vegetale precedentemente realizzato, mescolando in continuazione. Aggiungere la punta di un cucchiaino da caffè di semi di finocchio e di timo secco.  Lasciare sobbollire per 30 min. circa, mescolando di tanto in tanto. Negli ultimi 10 min. unire anche la buccia grattugiata di mezza arancia  ed una leggera spolverata di buccia grattugiata di limone. Condire con sale e pepe.
Una volta raggiunto l'addensamento, filtrare la vallutata attraverso un colino per eliminare residui

Salsa agli agrumi
200 ml vellutata
50 ml panna da cucina
pistilli di zafferano
10 gr burro
sale
pepe

Scaldare la vellutata e quando giunge ad ebollizione aggiungere la panna, lasciando sobbollire per 5 min. circa.
Sciogliere nel composto alcuni pistilli di zafferano dopo averli sfregati tra le dita per qualche attimo.
far sobbollire ancora per qualche attimo sino a che lo zafferano abbia lasciato il proprio colore e leggero sapore.
Infine unire il burro freddo, mescolando in continuazione per amalgamarlo. Aggiustare il sapore della salsa con sale e pepe.

n.d.r.
a) come suggerito da Fabiana ho anche voluto provare a cuocere il soufflé sui fornelli, escludendo la cottura in forno. Al primo tentativo, nel quale ho cercato di copiare le modalità estratte da questo filmato indicato da Fabiana stessa, ho visto il fondo del mio soufflé carbonizzarsi.
Al secondo tentativo, ho modificato un privato suggerimento secondo il quale avrei dovuto porre il soufflé (immagino adeguatamente protetto) all'interno di un bagnomaria.
Io, non sapendo come destreggiarmi, ho fatto scaldare dell'acqua in una pentola a copertura della quale ho posto una teglia in cui era collocato l'impasto del soufflé trattenuto all'interno di due coppapasta sovrapposti.
Sono sicura che avendo cominciato ieri sera, forse oggi avrei ottenuto un soufflé adeguatamente cotto ma...ho preferito spegnere il fuoco e desistere per non trovarmi a dover trascorrere una notte di guardia al soufflé ;-)
Ciò che mi è parso di capire è che in entrambi i casi i soufflé si gonfiano ma la parte superiore resta bianca...almeno, così è accaduto a me.
b) Per partecipare a questo MTC e soprattutto per realizzare una salsa adeguata, dall'inizio della sfida (13 marzo) ho mangiato ben 7 soufflé ai finocchi siano stati essi caldi, che tiepidi che ormai raffreddati.
Nel momento in cui ho trovato la salsa, ho espresso la mia gioia innalzando le fronde del finocchio sul soufflé, così come i costruttori di una casa issano dei rami o una bandiera quando, partiti dalle fondamenta, giungono alla conclusione del tetto ;-)
Ma ora...basta!!
c) Un ringraziamento a Fabiana, che si sta dimostrando un giudice competente, entusiasta, coinvolgente e ampiamente partecipativo ad attento alle alterne vicende di ogni partecipante alla sfida.
Ribadisco....con questo soufflé partecipo all'MTC del mese di marzo 2014
gli sfidanti


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